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Linee guida per la malaria di origine professionale: un secolo di tutela Inail
La malaria è una malattia infettiva causata dal parassita Plasmodium, con quattro specie principali (P. falciparum, P. vivax, P. ovale e P. malariae), trasmessa all’uomo attraverso la puntura della zanzara Anopheles. È una delle principali cause di morbosità e mortalità nei Paesi tropicali e subtropicali, con 263 milioni di casi nel 2023.
Nel corso della storia, la malaria ha avuto un impatto rilevante anche in Italia, soprattutto nelle zone costiere e paludose. Fino al XIX secolo, era endemica in vaste aree del paese. L’associazione tra malaria e ambienti malsani era nota già nell’antichità, e numerosi autori latini ne descrivevano i sintomi. Durante l’epoca moderna, si iniziarono a scoprire cure naturali come la corteccia di Cinchona e, più tardi, l’artemisinina.
Nel 1880, Charles Laveran scoprì il parassita nel sangue dei pazienti, aprendo la via alla parassitologia moderna. In Italia, Camillo Golgi studiò il ciclo dei plasmodi e ottenne il Nobel nel 1906. La profilassi divenne centrale grazie all’introduzione del chinino e, nel secondo dopoguerra, all’uso del DDT, che portò all’eradicazione della malaria nel 1970.
La bonifica delle paludi fu un elemento chiave nella lotta alla malattia, affiancata da leggi igienico-sanitarie. Dal punto di vista giuridico, la malaria ha avuto un percorso complesso per essere riconosciuta come malattia di origine professionale. Inizialmente esclusa dagli infortuni lavorativi, fu oggetto di dibattito dottrinario per decenni.
Alcuni studiosi sostenevano la natura accidentale dell’infezione (infortunio), altri la sua natura progressiva (malattia professionale). Con il tempo, e soprattutto grazie all’attività dell’INAIL, si è consolidato l’inquadramento come malattia-infortunio in occasione di lavoro, specialmente per i lavoratori impiegati in zone endemiche.
Nel trentennio recente, l’INAIL ha registrato casi in maggioranza contratti all’estero. I soggetti colpiti appartenevano spesso a categorie tecniche, e i casi con esito mortale o danni permanenti sono stati significativi. L’agente più frequentemente riscontrato è P. falciparum, responsabile delle forme più gravi come la malaria cerebrale.
Il documento offre anche esempi clinici, come quello di un lavoratore deceduto in Italia per malaria cerebrale autoctona e di un altro colpito in Camerun. Entrambi sono stati riconosciuti come eventi tutelati. L’INAIL ha quindi strutturato criteri medico-legali specifici per affrontare e valutare i casi di malaria come patologia correlata all’attività lavorativa.
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