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Bio-Ritmo Ospedali – Metodologia per la Valutazione del Rischio Biologico

Nel 2025 l’INAIL, attraverso la propria Consulenza Tecnica per la Salute e la Sicurezza (CTSS), ha pubblicato una nuova linea guida intitolata “BIO-RITMO OSPEDALI – Metodologia per la valutazione del rischio biologico”, frutto della collaborazione con l’Azienda USL e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e con l’Azienda Ospedaliera di Perugia. Si tratta di un documento che aggiorna e amplia il metodo BIO-RITMO, già validato in ambito Inail per la valutazione del rischio biologico, adattandolo alle specificità delle strutture ospedaliere, dove la varietà di scenari espositivi e di attività rende particolarmente complesso il processo valutativo.

L’obiettivo dichiarato del lavoro è fornire uno strumento omogeneo, oggettivo e riproducibile per quantificare il rischio biologico, migliorando la comparabilità tra reparti e aziende sanitarie e favorendo la programmazione di interventi di prevenzione in un’ottica di miglioramento continuo.

IL CONTESTO NORMATIVO E L’ESIGENZA DI UNA METODOLOGIA STANDARDIZZATA

La valutazione del rischio biologico è un obbligo previsto dal D. Lgs. 81/2008, in particolare dagli articoli 271 e 272 del Titolo X-Esposizione ad Agenti Biologici. Tuttavia, la normativa non fornisce indicazioni operative su come condurre la valutazione, lasciando ai datori di lavoro il compito di integrare informazioni tecniche, sanitarie ed epidemiologiche spesso di difficile reperimento.
Nel settore ospedaliero la difficoltà cresce a causa della:

  • molteplicità di fonti di esposizione (pazienti, fluidi biologici, materiali infetti, aerosol, superfici, rifiuti sanitari) 
  • diversità delle mansioni coinvolte: medici, infermieri, OSS, tecnici di laboratorio, personale delle pulizie, manutentori, ecc.
  • mancanza, fino a oggi, di un modello nazionale uniforme per la valutazione del rischio biologico.

Le aziende sanitarie hanno spesso utilizzato approcci eterogenei, rendendo difficile il confronto dei risultati e la costruzione di banche dati omogenee utili alla prevenzione.

IL RISCHIO BIOLOGICO NEL SETTORE SANITARIO

Il documento dedica ampio spazio all’analisi del rischio biologico nelle strutture ospedaliere, sottolineando come esso rappresenti una delle principali criticità per la sicurezza degli operatori.
I dati europei (EU-OSHA, Eurostat 2022-2025) mostrano che oltre il 15% degli infortuni non mortali avviene nel settore della sanità e dell’assistenza sociale, e che circa il 22% degli incidenti è correlato a iniezioni o prelievi, mentre il 30% è dovuto alla pratica errata del re-incappucciamento degli aghi. Le ferite da taglio o puntura costituiscono la via di esposizione più frequente a sangue infetto da HBV, HCV o HIV, con percentuali di contagio che, pur basse in termini assoluti, restano significative in termini di rischio collettivo.

Il Titolo X-bis del d.lgs. 81/2008 richiama l’obbligo di formazione, di uso corretto dei dispositivi di protezione e di adozione di tecnologie sicure per prevenire ferite e infezioni derivanti da dispositivi medici taglienti.
La linea guida INAIL integra questi principi proponendo un modello quantitativo-semplificato di valutazione che tiene conto sia della pericolosità intrinseca degli agenti biologici, sia delle condizioni organizzative del lavoro.

IL METODO BIO-RITMO: STRUTTURA E LOGICA DI CALCOLO

BIO-RITMO si basa sulla classica matrice del rischio (R = P × D), dove:

  • P rappresenta la probabilità che si verifichi un evento dannoso;
  • D indica la gravità del danno conseguente all’esposizione.

Il parametro D – Danno
È determinato dal gruppo di appartenenza dell’agente biologico secondo l’allegato XLVI del d.lgs. 81/2008 (da 1 a 4, in ordine crescente di pericolosità).
Quando sono presenti più agenti, si considera prudenzialmente il valore più elevato.

Il parametro P – Probabilità
La probabilità è calcolata attraverso una formula che combina due elementi:

  • la contaminazione presunta (C), cioè la carica microbica potenziale delle fonti di rischio;
  • i fattori organizzativi (F), che rappresentano la capacità del contesto lavorativo di ridurre o amplificare l’esposizione.

I fattori F dell’organizzazione del lavoro
Il cuore del metodo è l’analisi di sei fattori (F1-F6), ciascuno valutato con un punteggio da 0 (situazione ottimale) a 1 (non adeguata):

  1. F1 – Quantità della fonte di rischio (numero di pazienti, campioni biologici, ecc.);
  2. F2 – Frequenza dei contatti a rischio in un dato periodo;
  3. F3 – Caratteristiche strutturali degli ambienti (presenza di filtri, ventilazione, spogliatoi, percorsi pulito/sporco);
  4. F4 – Procedure operative adottate e loro grado di applicazione;
  5. F5 – DPI/DPC, dotazione e corretto utilizzo dei dispositivi di protezione;
  6. F6 – Formazione, informazione e addestramento del personale.

Questo approccio consente di integrare aspetti tecnici, organizzativi e comportamentali in un unico indice numerico di rischio, evitando valutazioni soggettive o generiche.
Il valore finale di R è quindi interpretato secondo una scala di giudizio che prevede cinque livelli:

  • Accettabile → solo norme igieniche generali;
  • Basso → monitoraggio periodico;
  • Medio → misure specifiche di prevenzione e protezione;
  • Alto → interventi urgenti;
  • Inaccettabile → sospensione temporanea dell’attività fino alla riduzione del rischio.

LA SPERIMENTAZIONE OSPEDALIERA: FERRARA E PERUGIA

Per validare il modello, INAIL ha sperimentato BIO-RITMO in due contesti ospedalieri complessi:

  • l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara;
  • l’Azienda Ospedaliera di Perugia – Ospedale S. Maria della Misericordia.

Sono state selezionate unità-pilota rappresentative dei principali scenari espositivi:
Cardiologia, Chirurgia generale, Immunotrasfusionale, Malattie infettive, Medicina del lavoro, Nefrologia, Neurologia, Oncologia, Ortopedia e Traumatologia, Pronto Soccorso. Per ciascuna di esse è stata condotta una raccolta sistematica di dati tramite la Scheda BIO-RITMO Ospedali, comprendente attività svolte, durata dei turni, frequenza dei contatti, organizzazione dei locali, procedure adottate e formazione ricevuta. Il coinvolgimento diretto di medici, infermieri e RSPP ha favorito non solo la raccolta di informazioni, ma anche una maggiore consapevolezza del rischio biologico tra gli operatori.

RISULTATI E VALORE AGGIUNTO DEL METODO

La sperimentazione ha evidenziato che BIO-RITMO permette di:

  • identificare in modo uniforme e replicabile i livelli di rischio tra reparti e tra aziende diverse;
  • individuare le criticità organizzative più ricorrenti (es. insufficiente formazione, procedure incomplete, uso non sistematico dei DPI);
  • fornire un criterio di priorità temporale per gli interventi correttivi;
  • semplificare la rendicontazione e la documentazione obbligatoria ai sensi del Titolo X del D. Lgs. 81/2008.

L’algoritmo, già disponibile nella piattaforma informatica Inail – Servizi Online, consente di salvare, stampare e aggiornare le valutazioni, costituendo un utile archivio storico aziendale.

CONCLUSIONE

La linea guida richiama la necessità di una solida cultura della sicurezza biologica, fondata su precauzioni standard e da trasmissione, sorveglianza sanitaria e aggiornamento vaccinale, corretta gestione dei rifiuti sanitari e formazione quinquennale obbligatoria del personale. Il metodo BIO-RITMO integra questi elementi nella valutazione del rischio, rendendola un processo dinamico e orientato al miglioramento continuo. La pubblicazione “BIO-RITMO OSPEDALI” rappresenta un avanzamento significativo nelle metodologie INAIL grazie alla matrice semi-quantitativa semplice e scientificamente solida, supportata da criteri oggettivi e da una piattaforma digitale trasparente. In un contesto sanitario complesso e in evoluzione, tale approccio fornisce un supporto concreto a datori di lavoro, RSPP e medici competenti, favorendo standardizzazione, monitoraggio periodico e una maggiore tutela degli operatori sanitari.

Clicca qui per scaricare ulteriori linee guida sul RISCHIO BIOLOGICO

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