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Esposizione a Endotossine Aerodisperse: un Rischio Biologico Occupazionale

Vega Engineering ha pubblicato il documento dell’INAIL “ESPOSIZIONE A ENDOTOSSINE AERODISPERSE: UN RISCHIO BIOLOGICO OCCUPAZIONALE” nel quale si afferma che le endotossine sono componenti tossiche della membrana esterna dei batteri Gram-negativi, rilasciate nell’ambiente durante la crescita o a seguito della lisi cellulare. Queste sostanze, chimicamente costituite da lipopolisaccaridi, rappresentano un rischio biologico significativo in molti contesti lavorativi.

L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) ha inserito l’esposizione a endotossine aerodisperse tra i primi 10 rischi biologici emergenti, a causa dell’aumento delle categorie di lavoratori esposti e della gravità degli effetti clinici osservati. L’inalazione di endotossine può provocare febbre, tosse, riduzione della funzionalità polmonare e complicanze respiratorie. Tra le condizioni correlate figurano la sindrome tossica da polvere organica (ODTS), l’aumento dei sintomi asmatici, la diminuzione del FEV1 e, nei casi di esposizione cronica, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).

I settori maggiormente interessati sono quelli in cui la manipolazione di materiale biologico genera grandi quantità di polveri organiche: agricoltura, zootecnia, trattamento dei rifiuti solidi e delle acque reflue, industria alimentare, tessile e del legno. In tali contesti, le endotossine rappresentano una componente biologicamente attiva delle polveri aerodisperse.

Per il campionamento e l’analisi, la norma tecnica EN 14031:2021 definisce i metodi per la determinazione delle endotossine aerodisperse e i requisiti per campionamento, trasporto e analisi dei campioni. La metodica più diffusa si basa sul LAL test, che sfrutta un enzima del sistema immunitario del Limulus poliphemus. I risultati sono espressi in Unità Endotossine per metro cubo (EU/m³), sebbene siano allo studio tecniche alternative come rFC test, HPLC/MS-MS e GC-MS.

Non esistono ancora limiti di esposizione vincolanti, ma il DECOS (Dutch Expert Committee on Occupational Safety) raccomanda un valore di riferimento di 90 EU/m³ su 8 ore lavorative. Studi epidemiologici indicano che concentrazioni superiori a 100 EU/m³ possono indurre infiammazioni delle vie aeree, mentre valori oltre 1.000 EU/m³ causano effetti acuti.

Sul piano preventivo, il D. Lgs. 81/2008 stabilisce misure tecniche e organizzative: migliorare la ventilazione degli ambienti, ridurre la permanenza dei lavoratori nelle aree a rischio, preferire processi automatizzati e garantire regolare manutenzione degli impianti. È inoltre fondamentale adottare protocolli di pulizia e disinfezione, dispositivi di protezione individuale adeguati e programmi di formazione e informazione specifici, anche per i lavoratori stranieri o vulnerabili.

La pubblicazione INAIL rappresenta quindi un contributo essenziale per promuovere la prevenzione sistematica, migliorare le condizioni di lavoro e tutelare la salute dei lavoratori esposti a questo rischio biologico emergente.

Per scaricare ulteriori linee guida sull’argomento, clicca su RISCHIO BIOLOGICO

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