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WHISTLEBLOWING: REGOLE DELL’ANAC IN CASO DI ILLECITO PUBBLICO

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L’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha pubblicato il documento contenente una raccolta di FAQ al fine di rispondere ai quesiti relativi al whistleblowing.

IL WHISTLEBLOWING E IL WHISTLEBLOWER

Ricordiamo che il whistleblowing è stato introdotto nel D.Lgs. 231/01 con la Legge n. 179 del 30/11/2017. Con il termine whistleblowing (letteralmente “suonare il fischietto”) si intende la segnalazione compiuta da un soggetto dell’organizzazione aziendale (Whistleblower) che, nello svolgimento delle proprie mansioni, si accorge di una frode, di un rischio di reato o di una situazione di pericolo che possa arrecare danno all’azienda, nonché a clienti, colleghi, cittadini e qualunque altra categoria di soggetti.

Quindi la disciplina del whistleblowing:

  • tutela il Whistleblower, ovvero il segnalatore di condotte illecite rilevanti al fine del Decreto Legislativo 231 del 2001 o di violazioni del Modello di Organizzazione e Gestione,
  • rientra nelle misure generali di prevenzione della corruzione da inserire nel Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (PTPCT) di ogni amministrazione.

IL CUSTODE DELL’IDENTITÀ

Le Linee Guida n. 469 del 2021 disciplinano la figura del Custode dell’Identità come ulteriore garanzia per la tutela della riservatezza del segnalante.

Il Custode dell’Identità può:

  • coincidere con il Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT) oppure
  • essere un soggetto diverso dal RPCT ma che sia in possesso dei requisiti di imparzialità e terzietà individuati dalla Legge.

Qualora il Custode dell’Identità coincida con il RPCT, sarà il Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza l’unico soggetto incaricato di sbloccare i dati identificativi del segnalante.

L’IDENTITÀ DEL WHISTLEBLOWER

Le amministrazioni hanno il compito di inserire nel PTPCT le casistiche e le motivazioni per le quali il Custode dell’Identità è obbligato a rilevare l’identità del Whistleblower.

Tra questi:

  • il RPCT ha necessita di fornire i dati identificativi del segnalante all’Autorità giudiziaria alla quale è stata inviata la segnalazione
  • il RPCT ha dubbi relativi alla qualifica di dipendente pubblico dichiarata dal Whistleblower
  • per evitare di mettere a rischio il Whistleblower in caso di istruttoria che coinvolga più uffici, deve conoscerne l’identità

Ricordiamo che, secondo la Legge n. 469/2021, l’RPCT può accedere all’identità del segnalante previo consenso del Custode dell’Identità.

SEGNALAZIONI DI WHISTLEBLOWING

Con un categorico no, l’ANAC dichiara che non è possibile riassegnare la segnalazione di whistleblowing ad un collega ritenuto più appropriato. L’assegnazione e/o la revoca di un whistleblowing può essere effettuata solo dal Responsabile della Prevenzione della Corruzione e Trasparenza (RPCT).

CONSERVAZIONE DATI DI WHISTLEBLOWING

La conservazione dei dati relativi al whistleblowing deve essere mantenuta per un arco temporale non superiore al conseguimento delle finalità per le quali sono trattati. Per tale motivo, nel PTPCT le amministrazioni devono indicare modalità e termini di conservazione dei dati.
Le segnalazioni pervenute ad ANAC vengono mantenute per un periodo di tempo pari ad almeno 10 anni; nel caso in cui sia instaurato un giudizio, il termine si prolunga fino alla conclusione del giudizio stesso.

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