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FORMALDEIDE: COME VALUTARE IL RISCHIO CANCEROGENO?

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FORMALDEIDE CANCEROGENA PER L’UOMO: ECCO LA CLASSIFICAZIONE EUROPEA
L’Unione Europea ha riclassificato dal 1° gennaio 2016 la formaldeide, modificando la frase di rischio da “H351: Sospettato di provocare il cancro” a “H350: Può provocare il cancro”. La formaldeide pertanto viene classificata come sostanza cancerogena.

COS’E’ LA FORMALDEIDE?
La formaldeide è una sostanza chimica che a temperatura ambiente si trova in forma gassosa. La formaldeide, o aldeide formica, ma nota anche come “formalina”, ha una molecola composta da Carbonio, Ossigeno e Idrogeno. Trova svariati usi in ambito industriale.

DOVE SI TROVA LA FORMALDEIDE?
La formaldeide è presente in moltissimi prodotti industriali, grazie alla sua funzione di potente battericida. E’ noto il suo utilizzo in soluzione liquida per conservare campioni di materiale biologico.
Tra gli additivi alimentari la formaldeide è individuata con la sigla E 240. Viene inoltre utilizzata come collante ed è presente in pannelli di legno utilizzati anche per la produzione di mobili.

FORMALDEIDE CANCEROGENA: LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO PER LA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO
A fronte della riclassificazione della formaldeide come cancerogeno, nei luoghi di lavoro diviene obbligatorio valutare il rischio cancerogeno causato dalla formaldeide secondo quanto stabilito dal D. Lgs. 81 del 2008 nel Capo II del Titolo IX relativo alla “Protezione da agenti cancerogeni e mutageni“.
Ciò ha due immediate conseguenze:
– per le aziende, che devono provvedere ad un aggiornamento del documento di valutazione dei rischi (DVR) con particolare riferimento al rischio cancerogeno;
– per il Medico Competente, che dovrà provvedere, se necessario, ad adeguare il protocollo sanitario e attivare, se ritenuto necessario, il registro degli esposti.

LA DIFFUSIONE DELLA FORMALDEIDE: CHI NON E’ ESPOSTO AL RISCHIO CANCEROGENO?
In effetti la formaldeide è un agente cancerogeno presente non solo nell’ambiente di lavoro, ma al quale è potenzialmente esposta anche la popolazione.

Questo perché, come appena visto, molti materiali lignee, quali compensati, pannelli truciolari ed altri conglomerati legnosi, possono contenere e rilasciare formaldeide.

In tal senso sono stati determinati dei valori limite di esposizione per la popolazione generale, riportati nella Circolare n. 57 del 22 giugno 1983 del Ministero della Salute, recante “Usi della formaldeide“: tale riferimento stabilisce un limite di 0,1 ppm (0,123 mg/mc) negli ambienti di vita e soggiorno nei quali vengono utilizzati compensati, pannelli truciolati, di conglomerati in sughero.

Pertanto, la valutazione del rischio cancerogeno da esposizione a formaldeide deve essere approfondita anche per i lavoratori che non effettuano una lavorazione diretta con tale sostanze (o con manufatti che la contengono e/o rilasciano), ma permangono in locali con alta concentrazione di manufatti in legno (si pensi ai negozi di mobili, allo stoccaggio di legni lavorati o semilavorati, etc.).
Essi potrebbero pertanto essere esposti a valori superiori alla popolazione generale negli ambienti di vita proprio per una maggior concentrazione di prodotti presenti. Dirimente, per questo tipo di attività, è il monitoraggio ambientale di formaldeide al fine di valutare l’esatta entità dell’esposizione.

ESPOSIZIONE PROFESSIONALE E DELLA POPOLAZIONE ALLA FORMALDEIDE: QUALI VALORI LIMITE?
Il documento “Esposizione professionale a formaldeide” del USC Medicina del Lavoro Ospedale Papa Giovanni XXIII – Bergamo, che riportiamo in allegato alla presente news, cerca di riordinare la questione anche sulla base dei valori limite noti a livello internazionale.

In sostanza, il documento “Esposizione professionale a formaldeide” cerca di risolvere il solito dubbio: quando si è in presenza di agenti cancerogeni (o comunque non si può escluderne la presenza), è possibile escludere il rischio in caso di bassa esposizione, o il rischio cancerogeno non può mai essere considerato “trascurabile”?
In sintesi, nella letteratura specifica è reperibile:
– un Limite di Riferimento per l’esposizione alla formaldeide proposto dalla OMS (WHO) per gli ambienti di vita
– un Valore Limite proposto dall’Agenzia Europea per gli ambienti di lavoro entrambe protettivi per il rischio cancerogeno.
Come si può notare i valori si collocano in due ordini di grandezza diversi, anche perché, quello della OMS, “protegge” tutta la popolazione in modo continuativo e non solo per le 40 ore di lavoro settimanali.

LAVORATORI ESPOSTI A FORMALDEIDE E LAVORATORI POTENZIALMENTE ESPOSTI A FORMALDEIDE
Si definiscono:
lavoratori esposti ad agenti cancerogeni quelli che operano in ambienti in cui l’esposizione ad agenti cancerogeni e/o mutageni potrebbe risultare superiore a quello della popolazione generale o superiore ai Valori di Riferimento/Limite per quell’agente.
lavoratori potenzialmente esposti ad agenti cancerogeni quelli per i quali l’esposizione ad agenti cancerogeni e/o mutageni risulta superiore a quello della popolazione generale, solo per eventi imprevedibili e non sistematici.

Nel caso siano stati definiti Valori di Riferimento per un agente cancerogeno, la Società Italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale (SIMLII) propone di misurare le concentrazioni ambientali della sostanza e di verificare se l’entità dell’esposizione sia contenuta entro i limiti, ambientali e/o biologici, previsti per la popolazione generale. Segue un monitoraggio per un anno, con determinazioni trimestrali ambientali e biologiche (quando possibile), durante il quale i lavoratori “esposti” vengono iscritti nel registro. Al termine del periodo di monitoraggio, se il rispetto dei limiti per la popolazione generale sarà stato costantemente osservato l’iscrizione nel registro verrà annullata.
Nel caso in cui non siano disponibili limiti relativi alla popolazione generale, è considerata obbligatoria l’iscrizione nel registro dei lavoratori per i quali sia stata evidenziata una esposizione quantificabile.

COSA FARE NEL CASO DI POSSIBILE PRESENZA DI FORMALDEIDE NEI LUOGHI DI LAVORO?
Seguendo quanto sopra esposto, l’UOOML e il Servizio PSAL Della ASL di Bergamo, ai fini della valutazione del rischio cancerogeno per esposizione a formaldeide, indicano quanto segue.
– è necessario effettuare la misura delle concentrazioni ambientali di formaldeide utilizzando tecniche e modalità di campionamento validate nei processi produttivi in cui è presente la formaldeide come materia prima, impurezza o prodotto secondario della lavorazione;
– si considerano “lavoratori esposti” a rischio coloro che operano con regolarità e costanza a valori superiori ai valori proposti dallo SCOEL (TWA e STEL per esposizioni brevi). In questo caso va attivato il “registro degli esposti“;
– si considerano “non esposti” coloro che operano a valori inferiori ai limiti proposti dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) per la popolazione generale;
– si considerano “temporaneamente esposti“, senza la necessità dell’iscrizione dei lavoratori nel registro degli esposti, coloro che si collocano tra i due valori proposti dallo SCOEL e WHO.

Alleghiamo di seguito il documento “Esposizione professionale a formaldeide”:

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