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CORTE DI CASSAZIONE: RACCOLTA RIFIUTI E MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI

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Con Sentenza n. 16266 del 10 aprile 2013 la Corte di Cassazione, Sezione Quarta, si esprime sul ricorso del legale rappresentante di una S.p.A. per avere omesso di adottare le misure organizzative o di ricorrere ai mezzi appropriati per evitare la necessità di una movimentazione manuale dei carichi nella raccolta di rifiuti da parte di un lavoratore, assunto con la qualifica di operatore ecologico adibito alla raccolta di rifiuti speciali, così cagionando allo stesso lesioni personali.

Nella Sentenza n. 16266 del 10 aprile 2013 si riporta:
Il datore di lavoro, ha l’obbligo di valutare i rischi connessi all’attività lavorativa dei dipendenti e, quale titolare della posizione di garanzia nei confronti del lavoratore, è tenuto ad adottare le misure tecniche, organizzative e procedurali, concretamente attuabili, che siano in grado di ridurre al minimo questo rischio, in relazione a quanto possibile per le conoscenze acquisite in base al progresso tecnico.
Ciò premesso, in termini generali, deve ritenersi che, proprio con riguardo all’apparato argomentativo a supporto del ritenuto addebito di colpa, la sentenza di merito appare congruamente motivata in relazione a tutti i profili di interesse, con corretta applicazione dei principi suindicati e di quelli, di immediato, consequenziale rilievo, afferenti l’accertamento della colpa e quello del nesso di causalità.
In particolare, a base dell’affermato giudizio di colpevolezza i giudici d’appello hanno posto l’apprezzata carenza di adozione di mezzi idonei a gestire in sicurezza l’attività di raccolta dei “rifiuti ingombranti”, addebitabile al prevenuto, essendo incontestata la qualità di legale rappresentante dallo stesso ricoperta nella ditta in cui il (Omissis) ha lavorato.

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