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Il Burnout: Un Fenomeno Occupazionale

Nel 2025 l’INAIL ha pubblicato la factsheet IL BURNOUT: UN FENOMENO OCCUPAZIONALE, un documento che aggiorna la comprensione di una delle problematiche psicosociali più diffuse e insidiose del mondo del lavoro contemporaneo: la sindrome del burnout, letteralmente “bruciato” o “consumato”, è difatti definita come una forma di stress lavorativo cronico che comporta un progressivo esaurimento fisico ed emotivo.
Il concetto, introdotto negli anni Settanta da Christina Maslach, è oggi riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come fenomeno specificamente occupazionale, descritto nell’ICD-11 come “il risultato di stress cronico sul lavoro non gestito con successo”.

LE DIMENSIONI DEL BURNOUT

Secondo il modello di Maslach e Leiter (2001), la sindrome si articola in tre componenti principali:

  • Esaurimento emotivo e fisico, con perdita di energie e senso di logoramento continuo;
  • Disaffezione lavorativa, ovvero atteggiamenti di cinismo e distacco verso il lavoro e i colleghi;
  • Inefficacia personale, percezione di ridotta competenza e insoddisfazione per i risultati.

Recentemente, gli studi hanno integrato questi aspetti con il concetto di interpersonal strain, ossia il disagio relazionale che porta il lavoratore ad allontanarsi dalle interazioni professionali per difendersi dal sovraccarico emotivo.

FATTORI DI RISCHIO E IMPATTI

Le ricerche riportate dal documento evidenziano diversi fattori psicosociali che favoriscono il burnout:

  • sovraccarico di lavoro e richieste eccessive;
  • mancanza di autonomia decisionale;
  • conflitti di ruolo e leadership inadeguata;
  • carenza di supporto sociale;
  • orari rigidi o turnazioni notturne.

Gli effetti non si limitano al benessere individuale: le organizzazioni subiscono calo di produttività, aumento dell’assenteismo e turnover, oltre a un deterioramento del clima lavorativo. Nei casi più gravi, il burnout è associato a disturbi ansioso-depressivi, insonnia, problemi cardiovascolari e muscoloscheletrici.

VALUTAZIONE E PREVENZIONE

La pubblicazione INAIL presenta i principali strumenti di valutazione riconosciuti a livello internazionale:

  • Maslach Burnout Inventory (MBI), il più diffuso;
  • Oldenburg Burnout Inventory (OLBI);
  • Copenhagen Burnout Inventory (CBI).

Per la prevenzione, INAIL propone un approccio su tre livelli:

  1. Primaria, per ridurre i fattori organizzativi di rischio;
  2. Secondaria, per supportare i lavoratori nei primi segnali di disagio;
  3. Terziaria, per riabilitare chi è già colpito.

Il modello IGLO (Individuo, Gruppo, Leadership, Organizzazione) suggerisce interventi mirati: dallo sportello di ascolto alla formazione dei dirigenti, fino al potenziamento del supporto tra colleghi.

CONCLUSIONE

INAIL ribadisce che la valutazione dei rischi psicosociali, prevista dall’art. 28 del D. Lgs. 81/2008, è il punto di partenza per prevenire il burnout. Solo un approccio multidisciplinare e partecipato che integri psicologia del lavoro, medicina, organizzazione e leadership può garantire ambienti professionali sani, sostenibili e realmente orientati al benessere delle persone.

Clicca qui per scaricare ulteriori linee guida sullo STRESS LAVORO CORRELATO.

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