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Linee guida restrizione REACH “74” diisocianati: implicazioni per il commercio e l’uso sicuro

L’esposizione ai diisocianati rappresenta un rischio concreto per la salute dei lavoratori, in particolare nei settori industriali che utilizzano poliuretani, adesivi, vernici e schiume. Queste sostanze, classificate come sensibilizzanti respiratori e cutanei, sono responsabili ogni anno di migliaia di casi di malattie professionali in Europa, tra cui asma e dermatiti.

Per fronteggiare il problema, l’Unione europea ha introdotto la restrizione REACH “74” tramite il Regolamento (UE) 2020/1149, che vieta dal 24 agosto 2023 l’uso industriale e professionale dei diisocianati senza una formazione preventiva obbligatoria. Il divieto si applica anche alla commercializzazione, a meno che i prodotti non contengano una concentrazione inferiore allo 0,1% o riportino in etichetta l’obbligo formativo.

La formazione, suddivisa in tre livelli (generale, intermedio e avanzato), deve essere rinnovata ogni cinque anni e adeguata alla mansione svolta. Essa include nozioni su pericoli chimici, modalità di esposizione, misure di prevenzione e gestione dei rischi. È obbligatoria sia per i lavoratori dipendenti che per gli autonomi, inclusi i supervisori.

Il mancato rispetto di tale obbligo può comportare gravi sanzioni, previste dal D.lgs. 133/2009: fino a tre mesi di arresto o multe tra i 40.000 e i 150.000 euro. Inoltre, l’inosservanza può rientrare anche nelle violazioni del D.lgs. 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro.

A rafforzare il quadro normativo è intervenuta la Direttiva (UE) 2024/869, che stabilisce per la prima volta un valore limite di esposizione professionale (VLEP) di 6 µg/m³, e un limite di breve durata (STEL) di 12 µg/m³, in vigore dal 2029. Fino ad allora si applicano limiti provvisori più elevati.

La restrizione REACH “74” assume così un ruolo centrale nella protezione della salute occupazionale, armonizzando le regole tra i vari Paesi UE. Essa mira non solo a ridurre l’esposizione, ma anche a promuovere una cultura della prevenzione attraverso la formazione continua.

Secondo le stime, l’efficacia di tali misure potrebbe ridurre fino al 70% i casi di asma professionale nei settori coinvolti. La normativa dimostra come una regolamentazione mirata, se ben attuata, possa tradursi in un beneficio concreto per la salute dei lavoratori e per la sostenibilità delle attività produttive.

Clicca di seguito per visualizzare ulteriori linee guida del settore rischio chimico

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