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I RISCHI DELL’ESPOSIZIONE AL CROMO ESAVALENTE

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Il cromo non è una sostanza necessariamente pericolosa o inquinante e si può trovare nell’ambiente in tre forme stabili: metallico, trivalente Cr(III) ed esavalente Cr(VI).
La forma trivalente ed esavalente sono molto diverse.
La prima, considerata un oligonutriente essenziale, necessaria per il corretto metabolismo degli zuccheri nel corpo umano, è caratterizzata da una tossicità relativamente bassa.
La seconda, invece, presente in diversi composti di origine industriale (in particolare cromati e tiolati), è considerata altamente tossica ed il cromo esavalente “sulla base di evidenze sperimentali ed epidemiologiche è stato classificato dalla IARC come cancerogeno per l’uomo (classe I)”.

Riguardo agli effetti sulla salute diversi studi hanno dimostrato che l’esposizione a cromo esavalente “è una delle possibili cause di tumore al polmone”. Infatti l’apparato respiratorio rappresenta il principale bersaglio dell’azione tossica e cancerogena e “l’esposizione professionale, acuta e cronica, avviene soprattutto per assorbimento mediante inalazione”.
L’ingestione – continua il documento – “sarebbe invece meno critica, in quanto stomaco ed intestino hanno un’alta capacità riducente”.
La tossicità della forma esavalente a livello intracellulare “si manifesta soprattutto con le numerose alterazioni molecolari e strutturali provocate dalle forme instabili [Cr(V) e Cr(IV)] e stabili [Cr(III)] derivanti dal processo di riduzione”.

I tre più importanti impieghi industriali del cromo esavalente sono:

– Cromatura galvanica, che “prevede l’utilizzo di composti di Cr(VI) per proteggere dalla corrosione, migliorare l’estetica ed indurire pezzi meccanici in ferro o acciaio o per riportarli a spessore dopo rettifica (per esempio, gli inserti mobili degli stampi per l’estrusione dell’argilla nell’industria laterizia)”;
– “Saldatura ad arco di acciai speciali con elettrodi ad alto tenore di cromo;
– Produzione e tintura con colori ed inchiostri contenenti pigmenti a base di cromato”.

Tuttavia l’esposizione ai composti del cromo esavalente può avvenire anche “durante l’applicazione e la fabbricazione di pesticidi, di cemento portland ed in alcuni rami industriali minori”.

La Società Italiana di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale ha, di recente, riassunto nelle sue linee guida i valori limite di esposizione professionale (VLP) ed i valori limite biologici equivalenti (BLV) per il cromo esavalente e i suoi composti.
A questo riguardo il documento fa presente che:
– “il Threshold Limit Value (TLV®) fissato dall’ACGIH è 0.05 mg/m3 nell’aria, portato a 0.01 mg/m3 per i composti del Cr(VI) insolubili”;
– “l’OSHA (Occupational Safety & Health Administration, USA) ha aggiornato nel 2006 i limiti di esposizione industriale a Cr(VI) in tutte le sue forme e composti: 0.0025 mg/m3 è l’action level e 0.005 mg/m3 il PEL (Permissible Exposure Limit), calcolati come concentrazioni medie pesate in un turno lavorativo di 8 ore (TWA)”.

Se il monitoraggio biologico è effettuato mediante dosaggio del cromo urinario, è possibile fare un monitoraggio anche del condensato dell’aria espirata (CAE).
L’uso del CAE “ha aperto la possibilità di determinare la dose al bersaglio e gli effetti precoci in lavoratori professionalmente esposti di elementi metallici pneumotossici, come Cr(VI) e cobalto”.
Nel fact sheet si possono trovare i risultati di alcuni studi relativi ai livelli di cromo nel CAE di lavoratori esposti ed alcune tabelle relative a ipotesi sulla tossicocinetica nelle vie aeree e ai meccanismi di tossicità a livello cellulare.

Come per altri agenti cancerogeni anche in questo caso ogni forma di misura di prevenzione e protezione deve prevedere innanzitutto una corretta valutazione del rischio mediante monitoraggio ambientale e personale dell’esposizione e una informazione/formazione degli addetti ai lavori sui rischi legati all’attività, sulle loro conseguenze e sulle precauzioni da adottare per agire in sicurezza.

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