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OMS: COVID E VENTILAZIONE NEI LOCALI AL CHIUSO

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Riportiamo di seguito l’intervista di Luca Fontana, tossicologo e technical officer dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), rilasciata al Corriere della Sera.

«Per sconfiggere la pandemia di Coronavirus i vaccini non sono sufficienti. Il loro impatto sulla trasmissione è limitato anche se proteggono dal ricovero e dalla morte. Bisogna quindi continuare a proteggersi attraverso le mascherine e limitarne la circolazione. Come? Attraverso un’adeguata ventilazione degli ambienti. Sars CoV-2 è un virus a trasmissione aerea e il contagio avviene attraverso l’esposizione a fluidi respiratori infettivi rilasciati come particelle di diverse dimensioni durante l’espirazione. Mentre le particelle più grandi si depositano rapidamente, quelle più piccole rimangono sospese nell’aria per un periodo più lungo. Quando le persone sono nelle immediate vicinanze di una persona infetta la trasmissione può avvenire per inalazione diretta e per deposizione delle particelle infettive sulle mucose esposte. In ambienti chiusi poco ventilati o affollati, queste particelle infettive possono accumularsi nell’aria e venir inalate: inoltre all’aumentare della vicinanza con la persona contagiata aumenta anche la concentrazione di aerosol e di conseguenza del rischio di infezione. Attualmente ci sono prove limitate sulla trasmissione attraverso superfici (oggetti o materiali che possono essere contaminati da virus come utensili e mobili) nell’ambiente circostante la persona infetta».

Fontana prosegue affermando che: «è necessario gestire il rischio contagio «anche attraverso una corretta ed adeguata ventilazione dei locali. La ventilazione permette di ridurre la concentrazione di aerosol infettivo nell’aria e quindi ridurre il rischio d’infezione».

Ventilazione vuol dire portare aria pulita verso l’interno e mandare quella espirata all’esterno. Un esempio di utilizzo è la ventilazione meccanica controllata, ma è efficace anche la semplice areazione che però non permette controlli sull’efficacia.

Fontana continua «Le malattie respiratorie sono le principali cause di morte e disabilità nel mondo. Circa 65 milioni di persone soffrono di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e 3 milioni ne muoiono ogni anno, diventando così la terza causa di morte nel mondo. Circa 334 milioni di persone soffrono di asma, la più comune malattia cronica dell’infanzia che colpisce il 14% di tutti i bambini a livello globale. La polmonite uccide milioni di persone ogni anno ed è una delle principali cause di morte tra i bambini sotto i 5 anni. Oltre 10 milioni di persone sviluppano la tubercolosi (TB) e 1,4 milioni ne muoiono ogni anno. Migliorare la qualità dell’aria che respiriamo porterebbe enormi vantaggi nelle nostre vite e potrebbe mitigare il rischio di infezione non solo da Covid, ma di tutte le altre malattie respiratorie acute e croniche».

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