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FONTI RINNOVABILI: LE PROPOSTE PER IL NUOVO CONTO ENERGIA DA PARTE DI CONFINDUSTRIA ANIE/GIFI

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Il mercato fotovoltaico in Italia potrà continuare a crescere in maniera sostenibile ed a creare posti di lavoro anche con tariffe incentivanti ridotte rispetto alle attuali: questa la proposta di Confindustria ANIE/GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane) per il Conto Energia dopo il 2010.
La proposta del nuovo regime tariffario ha una validità di cinque anni (2011-2015) e, oltre ad innalzare il limite di potenza incentivabile ad almeno 7.000 MWp (dagli attuali 1.200 MWp), prevede la possibilità di riformulare la suddivisione per classi di potenza, per tener conto delle sensibili differenze di costo in funzione delle taglie e delle soluzioni di connessione in Media e Alta tensione, e di adottare due tipologie di impianti: a terra e su edifici.
Confindustria ANIE/GIFI propone inoltre bonus speciali per l’integrazione architettonica totale degli impianti fotovoltaici (+25%), per l’installazione in aree compromesse dal punto di vista ambientale come cave e discariche a fine ciclo vita (+10%) e per la sostituzione di coperture in amianto e eternit (+10%).
Una novità interessante è la proposta di adeguamento della tariffa incentivante al 31 Luglio di ogni anno anziché al 31 Dicembre. In virtù di ciò la tariffa in vigore dal 2011 avrebbe validità un anno e mezzo, fino al 31 Luglio 2012.
Dal 2012 fino al 2015 le tariffe potranno subire una ulteriore riduzione annua pari al 5% continuando in questo modo a garantire adeguati profitti agli investitori, a tutta la filiera industriale ed al cliente finale.
La validità della proposta è supportata da uno studio sul valore dell’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici realizzato da Confindustria ANIE/GIFI in collaborazione con l’università di Padova.
Lo studio evidenzia che, con il regime tariffario proposto, al 2020 si garantirebbe l’installazione di 15.000 MWp di impianti fotovoltaici e la creazione, lungo tutta la filiera, di almeno 90.000 posti di lavoro. L’incentivazione, inoltre, assicurerebbe entrate nelle casse dello Stato per 521 milioni di € come IVA sugli investimenti dell’industria da sommare ai 156 milioni di € risparmiati per le emissioni nocive di CO2 evitate.

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