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LE ESPLOSIONI E LE MORTI NELLE FABBRICHE DI FUOCHI D’ARTIFICIO: UN’ECATOMBE SOTTOVALUTATA DALLA POLITICA.

a cura di Mauro Rossato - Comunicato pubblicato il 15-05-2015

L’ULTIMA TRAGEDIA A GIUGLIANO NEL NAPOLETANO HA FATTO TRE VITTIME. MA SONO SOLO LE ULTIME DI UNA LUNGA SERIE.
E NESSUNO SCENDE IN PIAZZA PER LA SICUREZZA SUL LAVORO.

Intervento dell’ing. Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre.

L’incidente di Giugliano di mercoledì è così grave da togliere il respiro. Persino i soccorritori hanno parlato di scena apocalittica. Una tragedia immane che racconta di un’esplosione e di tre vite spezzate; ed ancor più del dramma e dell’angoscia dei familiari che restano e che devono accettare la morte improvvisa di un proprio caro. Di un figlio, di un fratello, di un marito usciti il mattino per andare a lavorare e che non hanno fatto più ritorno perché al lavoro si è interrotta la loro esistenza.

Le parole, purtroppo, non servono e non serviranno mai a consolare chi resta. Ma servono forse per portare a compiere una seria riflessione la politica italiana su quanto l’esplosione di Giugliano faccia emergere i contorni e i contenuti di una vera e propria emergenza nelle fabbriche di fuochi d’artificio. Perché non è certo la prima grave esplosione verificatasi negli ultimi anni.

La cronaca ci ha raccontato almeno 17  tragici incidenti verificatisi dal 1998 in fabbriche di fuochi d’artificio con almeno 43 vittime e 18 feriti .
E nell’esplorazione di questi luoghi di morte si ritrova purtroppo ancora una volta Giugliano, dove nel 2004 esplose una fabbrica di fuochi d’artificio e le vittime furono cinque. E dove ancora nel 2008 un’altra esplosione in un’altra fabbrica - stavolta clandestina - portò al ferimento di un tredicenne e di un quattordicenne. 

Altre esplosioni poi hanno colpito il nostro Paese. E tra le più eclatanti si ricordano:  quella del novembre del 2001 a Terricciola, in provincia di Pisa,  che fece quattro vittime; quella di Gragnano nel 2007 dove i morti furono tre; quella del luglio 2013, in provincia di Pescara, che portò alla morte di cinque persone; mentre nel 2014 fu l’esplosione in una fabbrica di Tagliacozzo in provincia dell’Aquila a condurre alla morte tre uomini.

Un’emergenza urgente e grave a cui rispondere quella delle morti bianche causate da esplosioni e per la quale tutti dovrebbero davvero lottare e riempire le città con striscioni inneggianti alla sicurezza sul lavoro.
Perché non si tratta solo di qualità della vita, ma della vita stessa. E la tragedia di Giugliano non è un incidente così lontano dalla quotidianità lavorativa di ciascuno. Il rischio è ovunque. In ogni azienda, in ogni ufficio, in ogni campo da coltivare. Ogni anno muoiono centinaia di uomini e donne in occasione di lavoro e sulle strade e, spesso, questi decessi avrebbero  potuto essere evitati rispettando la disciplina in tema di sicurezza sul lavoro.

Ancora non si sanno i particolari relativi all’incidente di Giugliano. Una cosa, però, è certa: non è la prima esplosione che contribuisce ad allungare la lista delle morti sul lavoro in Italia.

Stando ai dati del nostro Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering, nel triennio 2011-2013  gli infortuni mortali dovuti ad un’esplosione sono stati il 2, 4 per cento delle 1.515 vittime registrate nel nostro Paese (in ambiente di lavoro ordinario). Contemporaneamente,  per incendio e ustioni, è deceduto l’1,9 per cento di tutti i lavoratori che hanno perso la vita dal 2011 al 2013.
Per un totale di 65 morti bianche dovute ad esplosioni, incendi ed ustioni.
Ci auguriamo che questa nostra breve riflessione possa in qualche misura riuscire a destare gli animi sopiti dei politici al Governo.

Ci auguriamo vogliate diffondere questo articolo in nome della cultura della sicurezza per contribuire a ridurre il numero degli infortuni sul lavoro.

 

Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering

 

Osservatorio SICUREZZA INFORTUNI di Vega Engineering